SIAMO NOI I RIVOLUZIONARI
[ LE OPINIONI]

Gubbio, va in scena il Brunetta show:
siamo noi i rivoluzionari

Gubbio, 11 settembre 09 (Velino) -
Un vero e proprio Brunetta show – tra battute, risate e ovazioni – quello che si è svolto questo pomeriggio a Gubbio durante la scuola di formazione politica del Pdl. Una conferenza nella quale il ministro della Pa e dell'innovazione ha puntato l'indice contro le banche e la magistratura, contro i furbi e i fannulloni, e ha tessuto un elogio della trasparenza e della meritocrazia. Senza risparmiare un attacco a quegli artisti e registi “radical chic” che, parole di Brunetta, “non hanno mai lavorato per un'Italia migliore”. Per il ministro il nostro paese si divide in due: “Il 70/80 per cento della popolazione ‘si fa un mazzo tanto', rischia molto, rischia tutti i giorni di perdere il posto di lavoro, la casa, i risparmi di una vita e questa è la stragrande maggioranza degli italiani”. Poi c'è un'altra parte “che vive senza trasparenza, meritocrazia, una parte che non rischia nulla: è l'Italia dei furbi, dei fannulloni, delle rendite. È l'Italia delle scorciatoie, degli amici degli amici. Ma è un popolo minoritario, un popolo che non rischia niente ma che ha tanto tempo per farsi rappresentare in maniera potente. Ha la capacità di farsi sovrarappresentare come espressione del paese tout court laddove questa parte è la minoranza del paese, la parte peggiore, opaca, l'Italia dei furbi, dei fannulloni, di chi non rischia”.

Il 70 per cento “buono”, ricorda Brunetta, “per una serie di ragioni storiche ha finito per delegare alla seconda Italia la propria vita. I beni e i servizi di cui il nostro paese ha bisogno sono in gran parte egemonizzati, delegati, prodotti dalla seconda Italia, perché la prima, per tanti versi, ha dovuto delegarli. Abbiamo questo paradosso facilmente comprensibile: chi si fa il mazzo dalla mattina alla sera delega i beni pubblici della coesione sociale a un'Italia che ha regole diverse. Operai, impiegati, artigiani, liberi professionisti e giovani delegano a un'Italia diversa, che non ha gli stessi valori, che non vive gli stessi rischi; per cui la seconda Italia condiziona in maniera parassitaria la prima e si permette anche di fare moralismi". Ma da chi è fatta questa seconda Italia? "Sono - spiega Brunetta - i cattivi dipendenti pubblici, i cattivi magistrati, i cattivi sindacati, la cattiva finanza, le cattive banche, quelli insomma che vivono sulle spalle della prima Italia”.

Negli ultimi decenni, spiega il numero uno di Palazzo Vidoni, “è successo che quella che era la sinistra si è ritrovata a rappresentare e a difendere l'Italia peggiore e questo per me, che sono un uomo di sinistra, è un dolore. Non ci può essere una sinistra che rappresenta e difende la rendita, lo dico con dolore: ma questo è avvenuto. Non posso capire che partiti di massa si ritrovino sulla stessa area, sullo stesso settore della rappresentanza della parte peggiore del paese, eppure è avvenuto. È avvenuto perché questa nostra borghesia conservatrice si è fatta captare da alcuni poteri forti (abbiamo visto i banchieri in fila per andare a votare alle primarie di Prodi). Noi stiamo sulle scatole a questa seconda Italia perché stiamo chiudendo i rubinetti dell'ossigeno, li stiamo facendo morire e lo stiamo facendo con il volto dolce di Mara (Carfagna), con l'aria finta-ingenua di Maria Stella (Gelmini), gli stiamo facendo un mazzo così (ovazione della platea) con tutto il governo, sia Pdl che Lega. Siamo un'unica piattaforma, i distruttori della rendita parassitaria, ipocrita e infame. Per questo l'alleanza funziona alla grande. Gli stiamo facendo mancare la terra sotto i piedi”.

Il ministro se la prende anche con alcuni settori della cultura italiana, quello che lui definisce il "culturame parassitario". I cosiddetti artisti o registi, attacca Brunetta, “che hanno ricevuto 30-40 milioni di euro per fare i loro film e poi ne hanno incassati 3-4 mila (in tutta la loro vita); e questi stessi autori, registi (con la faccetta sempre sofferente) ti spiegano che questa Italia gli fa schifo, che ne vorrebbero una migliore, anche se loro non hanno mai lavorato per un'Italia migliore. E bene fai, Sandro (Bondi), a chiudere quel rubinetto del Fus, e prima fai meglio è (ancora un'ovazione). I parassiti dei teatri lirici, i finti orchestrali, cantanti, scenografi, che non si sono mai raffrontati con il mercato e vivevano solo di sussidi pubblici”. “Andate a lavorare – incalza – confrontatevi con il mercato, come fanno tutti, come faceva mio padre. Altro che gli orchestrali sindacalizzati che ricattano questo o quel sovrintendente. Vivaldi non lavorava così, neanche Mozart. Questo è un pezzo di questa Italia, molto placida (risate in sala), molto politicamente corrotta, molto colta… leggermente schifosa”.

Brunetta non risparmia critiche al mondo della finanza e delle banche. “Tremonti ha perfettamente ragione, hanno prodotto la crisi, hanno preteso l'ira di Dio di risorse pubbliche, sono state salvate e adesso mirano a rifare i loro profitti e non fanno il loro mestiere, che è quello di dare i soldi alla gente, e magari possedendo qualche giornali qui e là (non sempre in maniera limpida) fanno anche la morale. Quindi ha ragione Tremonti, non è possibile questa asimmetria: tu mi chiedi i soldi per essere salvato e poi tu per prima cosa te li metti in tasca? Non è possibile. E poi vogliono anche essere detassati per poter dare soldi alle imprese e alle famiglie”.

Capitolo magistratura. Per Brunetta “un paese efficiente ha bisogno di una magistratura indipendente, libera. I nostri costituenti non vollero una corporazione autoreferenziale, una corporazione che non aveva più in testa la giustizia o la legge, ma solamente la propria autorappresentazione e il proprio potere polito e sindacale. Noi del Pdl siamo gli eversori, i rivoluzionari, i conservatori delle cose buone. Siamo i rivoluzionari di questa Italia brutta, che non ci piace, di questa Italia radical chic, di questa borghesia di m...: noi dobbiamo essere i distruttori di questa Italia, sono con noi i buoni, gli operai, gli artigiani, gli agricoltori, i giovani, i liberi professionisti; ed è con noi la buona Chiesa, i preti di strada sono con noi, quelli che stanno tra la gente che rischia e che soffre, abbiamo il popolo dalla nostra parte: è dal '94 che vinciamo le elezioni (anche se a volte ce le scippano)”.

“Ho avuto l'onore – conclude il ministro riferendosi all'articolo intitolato “Brunetta bluff“ – della seconda cover story dell'Espresso in un anno, ed è una cartina tornasole del mio lavoro”. Infine il ministro dell Funzione pubblica tende una mano “all'amico Fini”: “Vedi Gianfranco, di fronte a questa rivoluzione, di fronte a questo cambiamento dell'Italia, di fronte alle difficoltà che abbiamo davanti, ma anche di fronte alla bellezza del popolo, lavora con noi, come abbiamo sempre fatto. C'è tutto lo spazio per condurre una sintesi straordinaria”.
 
(cos) 11 set 2009 18:56

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